La mia storia:

Perché ho creato Renvia

Ho iniziato a perdere i capelli a vent'anni.

Non di colpo. A poco a poco, in quel modo che all'inizio riesci a raccontarti che sia un'impressione. Poi un giorno, a cena con gli amici, uno di loro me lo dice come si dice una cosa qualsiasi: "hai un po' di buco dietro, sulla nuca." E da quel momento non ho più smesso di pensarci.

Da lì ho iniziato a vederli ovunque, i capelli. Una sera ero a casa di un amico, seduto su una vecchia poltrona di un tessuto ruvido. Due ore, forse. Quando mi sono alzato, quella scena me la ricordo ancora: la seduta era coperta di capelli. Trecento, quattrocento, non esagero. I miei. Tutti lì, in un'ora di niente, su una poltrona che non era la mia.

Ho iniziato a scegliere come sedermi. A evitare certe luci. Dal parrucchiere non volevo nemmeno che me li lavasse, perché bagnati si vedeva tutto. Una volta uno mi ha detto, guardandomi dall'alto, "qui non hai più molti capelli, eh." E mentre uscivo, con il tono di chi crede di essere gentile: "buona guarigione."

Guarigione. Come se fossi malato.

La verità è che non ero malato. Era genetica. E la genetica, a casa mia, aveva un volto che conoscevo bene: quello di mia madre. Ho sempre visto i suoi capelli fini, leggeri, che dopo il phon sembravano paglia — così sottili da restare elettrici, sospesi, senza corpo. Li ricordo volare via mentre se li asciugava, restare sul pavimento del bagno come foglie a fine autunno. Da bambino non ci facevo caso. Da ragazzo, quando ho iniziato a perderli anch'io, ho capito che stavo guardando il mio futuro. E ho capito un'altra cosa: quel peso, lei lo portava da sempre, in silenzio, come lo portano tante donne. Senza lamentarsi, ma con quello sguardo veloce allo specchio che impari a riconoscere solo quando diventa anche il tuo.

Quando il dermatologo me l'ha detto in faccia — alopecia androgenetica — la prima cosa che ho urlato è stata: "quindi divento pelato?"

Ho provato quello che provano tutti. Il minoxidil, per primo. Funzionava, in un certo senso — finché una vacanza non me lo ha fatto dimenticare per sette giorni. Al ritorno ne ho persi a manciate, peggio di prima. E lì ho capito una cosa che non mi piaceva per niente: era una gabbia. Se iniziavi, non potevi più smettere. Sbagliavi una settimana e ti puniva.

Non volevo un trattamento che mi ricordasse ogni giorno di avere un problema. Non volevo una routine complicata, non volevo effetti collaterali, e soprattutto non volevo qualcosa che, se un giorno avessi smesso, mi avrebbe riportato al punto di partenza — o peggio.

La svolta è arrivata da dove non me l'aspettavo. Il fratello della mia ragazza si stava stempiando, e a un certo punto ha iniziato a usare olio di rosmarino e dermaroller. Nel giro di qualche mese i capelli erano tornati — non un miracolo pubblicitario, una cosa che ho visto con i miei occhi, dal vivo.

E poi c'era Massimo, un mio amico di origine asiatica, con dei capelli folti che ho sempre un po' invidiato. Niente di scientifico, solo la faccia di uno che quel problema non ce l'ha mai avuto.

Poi un giorno la sorella della mia ragazza mi mise in mano una fialetta di olio di rosmarino che aveva preparato lei. Un gesto piccolo, quasi niente. Ma è lì che ho iniziato a chiedermi: e se dietro a questa roba "della nonna" ci fosse qualcosa di vero?

Così ho iniziato a leggere. E ho scoperto che dietro l'olio di rosmarino c'era uno studio clinico vero, serio, che lo confrontava con il minoxidil. Che certe radici usate da secoli in Oriente — il ginseng, il Polygonum — erano finite sotto la lente della ricerca. Non erano magia. Erano ingredienti veri, con una storia lunga e, finalmente, delle prove.

Così è nata l'idea di Renvia: prendere quegli ingredienti, metterli in un gesto che facciamo già tutti — lavarsi i capelli — e toglierci di dosso tutto il resto. Niente routine impossibili. Niente flaconi da ricordare. Niente effetto ricaduta se un giorno smetti.

Ho costruito Renvia per la persona che ero io a vent'anni, davanti allo specchio a contare i danni. E per mia madre, e per tutte le donne che quel peso lo portano spesso in silenzio e da sole — che vogliono prendersi cura dei propri capelli senza sentirsi malate, senza promesse gonfiate e senza illusioni.

Non ti prometterò miracoli. Non è nel mio carattere e non è nella natura di Renvia. Ti prometto una cosa sola: onestà. Su cosa c'è dentro, su cosa può fare e su cosa no, e sui tempi che servono davvero.

Il resto, lo lascio giudicare a te.

— Il fondatore di Renvia 🌿